19/06/2011 – CAMORANI ALLA GF SPORTFUL

Sino ad ora ho sempre scritto in terza persona i pezzi e le cronache delle granfondo cui hanno partecipato i miei compagni di squadra e di quelle che ho disputato anch’io, ma questa volta ho voluto scrivere in prima persona, perché la mia intenzione é quella di dare risalto ad un avvenimento ed un’avventura che non hanno pari, e che solo chi come me ha disputato la Sportful o la Campagnolo, come si chiamava prima, può capire. Questo pezzo ha la presunzione di essere un reportage su 2 giorni che hanno avuto il sapore dell’impresa e di raccontare in breve la sontuosità e la precisione con cui questa manifestazione viene organizzata. Ma procediamo con ordine: come di consuetudine ad ogni gara, il venerdì mia moglie ed io partiamo con il nostro camper per raggiungere la località sede della granfondo di turno, che questo fine settimana era per l’appunto Feltre, graziosa cittadina della provincia Bellunese. Già l’arrivo si presenta positivo, il punto di ritrovo, nonché l’area camper risulta perfettamente segnalata, tant’é che si tratta dell’area sosta camper cittadina, ampia e alberata, un sollievo nelle calde giornate estive, per di più vicina alla logistica della manifestazione, il palaghiaccio di Feltre. Ci sistemiamo, ceniamo e ci corichiamo per il meritato riposo e per preparare le prossime 2 intense giornate. Il giorno dopo, freschi e pimpanti, ci approntiamo al primo passo: il ritiro del pacco gara, dei fondamentali pettorale e dorsale. Sarà che sono già da subito condizionanto da quello che mi aspetterà il giorno dopo, ma tutto mi sembra perfetto, gentilissimi i volontari del Pedale Feltrino, rapidi ed efficienti, così da rendere immediate le operazioni “burocratiche” (chi é stato con me a Verona, si ricorderà delle 2 ore spese nel palazzetto dello sport per ritirare il tutto) e da liberare il tempo per un giro per gli stand, disposti in modo sobrio ed ordinato, con quello della Sportful e del Pedale Feltrino, veramente presi d’assalto dai granfondisti. Non ci resta quindi che farci una bella passeggiata per il centro storico di Feltre, una stupenda cittadina medioevale, che da quello che si può capire leggendo le insegne sui palazzi, di rara bellezza architettonica ed artistica, sapientemente affrescate, risale al quindicesimo secolo. La cosa ci da modo di vedere dove saranno la partenza e l’arrivo della gara; l’uno lungo la via che circonda le mura, l’altro nella stupenda piazza centrale del paese, al culmine di una ripida salita di 450 metri, in ciotolato, giusta conclusione di un percorso così duro e selettivo. In città si respira un’aria particolare: neppure si trattasse di una tappa del giro d’Italia, le vetrine dei negozi sono “impreziosite” dalle maglie della manifestazione: l’elegante polo ricordo, la maglia tecnica e quella che i bambini hanno indossato nella mini granfondo, che abbiamo avuto il piacere di vedere nelle sue fasi conclusive. L’emozione cresce, mi sento come un bambino il giorno prima di Natale, in attesa che arrivino i regali sotto l’albero.
E’ giunta sera, pertanto ci ritiriamo in camper, per evitare un temporale imminente, e nella speranza che il giorno dopo il meteo ci dia una mano e che Giove Pluvio si prenda una giornata di riposo. Domenica: ecco, ci siamo, é arrivato il gran giorno. L’attendo da un anno, da quando ho dovuto rinviare la partecipazione per il terribile incidente di maggio dello scorso anno. Arrivo in griglia, e subito capisco, sento che c’é qualcosa di diverso oggi. Mi aspettano 215 km, un dislivello di 5300 metri e 6 terribili salite in successione. L’atmosfera é particolare, é una splendida giornata di sole ed il solito speaker sciorina i numeri della manifestazione. Mia moglie mi raggiunge aldilà delle transenne, e mi viene un groppo in gola, forse mi scende anche una lacrima: l’emozione é fortissima; le dico “Ciao cara, ci vediamo stasera”, quasi dovessi recarmi a lavorare fuori sede. Mi strappa una promessa: tornerò alle 18, forse alle 18.30 (11 ore di gara per l’esattezza); una speranza forse, la certezza che non sarà una giornata facile. 7.30 si parte, naturalmente io qualche minuto dopo. Che sarà una giornata particolare lo si intuisce dalla velocità del gruppo alle prime pedalate, sembra controllata come se tutti risparmiassero le forze per quello che li aspetterà in seguito. Da subito si sale, 37 km in progressiva ascesa che ci porteranno alle pendici della prima salita di giornata, Forcella Franche. La mia pedalata é sicura, tranquilla, rispetto ad altri spingo sempre il 50, mi sento bene, sembra una buona giornata. Arriviamo alla prima salita: difficile ma non impossibile, metto il 34, ma spingo dei rapporti discreti, la gamba é buona, la respirazione anche, risparmio un po’ le energie. Si scollina: primo ristoro, lo salto a pié pari, sto mangiando in modo organizzato, sto bene ed é troppo presto per fermarsi. Mi butto, con giudizio, verso Agordo: il primo GPM é andato, mi aspetta però una delle 2 salite che temo maggiormente, il Passo Duran. Comincia bene, ma dopo 2 km si inizia a far sul serio e praticamente non cambierà mai sino alla vetta: 10 km costantemente oltre il 10%; alzi la mano chi é abituato a fare salite del genere. E qui comincia il mio calvario: metto il 30, dietro, montato per precauzione, non lo mollero più per tutto il resto della gara, ovviamente tolto le discese. Scollino, il 2° GPM é superato. Mi fermo un attimo al ristoro per riempire la borraccia e mi lancio verso la breve discesa che mi porterà alla terza salita di giornata. Ho pedalato 70 km dalla partenza con circa 1800 metri di dislivello, una follia. E arriva la salita di Forcella Staulanza: non é impossibile ma la stanchezza comincia a farsi sentire. 12,5 km di ascesa costante, inframmezzata da 2 tratti di strada “spianata”, neanche li sento. Sempre con lo stesso rapporto raggiungo la vetta: 5 ore dalla partenza. Comincio la discesa che mi porta a Cencenighe con una certezza: li mi aspetta il “cancello” che dirà se devo proseguire o se devo abbandonare la mia impresa. Dopo le 14 si “chiude”. Una sosta neanche tanto breve al ristoro di Alleghe e via verso il mio destino. La strada non é neanche troppo in discesa e fatico il mio per tenere un gruppo che mi porterebbe al mio primo obiettivo. 6 ore e 10: ce l’ho fatta. Dietro di me arrivano ad uno ad uno tanti altri, e penso, non sono solo e sono stanchi come me. Un attimo di riposo, un po’ di stretching e via dopo 116 km e circa 2600 metri di dislivello mi aspetta il secondo mostro: Passo Valles, 20 km di ascesa che mi porteranno oltre i 2000 metri di quota. La salita é come me l’aspettavo: subito dura all’inizio con un drittone nel paese che non finisce mai. Intanto il caldo comincia a farsi sentire: mi dico, vai d’inerzia, arriva in cima che poi é fatta e guardati intorno. Devo dire che lo spirito é sempre stato quello, cioé approfittare della giornata per gustarsi lo spettacolo delle Dolomiti, ed in effetti, sino a qui i paessaggi sono decisamente stupendi. Il “prezzo” vale veramente la fatica. Salgo, sento la fatica e non ricordo più quello che avevo letto su “Cicloturismo” o visto nei DVD de “Le grandi salite”. Aspetto solo di arrivare al bivio che separa la mia ascesa, da quella del S.Pellegrino. Mancano ancora 8 km, i più duri, dapprima nel bosco, poi per finire gli ultimi in mezzo ai prati di quota, sopra solo il cielo e le montagne. Uno spettacolo! Arrivano gli ultimi 2 km, la fatica sembra finita, ma in agguato c’é l’ultimo tratto: una vera e propria mazzata. Il passo sembra non arrivare mai, finalmente, eccolo. Ed ecco il mio ultimo ristoro: qui ci pranzo. Mi fermo circa 20 minuti e mangio di tutto, crostrata, banane, arance, uvetta passa ed ogni cosa che mi capita davanti. Sono arrivato in cima veramente vuoto. Il morale però ora é alto, comincio realmente a pensare che ce la farò. D’altra parte ho superato il giro di boa come dislivello e quello che mi aspetta non é più così impossibile, il peggio é alle spalle. Benedico le donne e gli uomini del servizio, per la generosità e la tempestività con cui hanno imbandito in un attimo un ristoro che pareva vuoto ed hanno nutrito e dissetato tutti noi ultimi e mi lancio nella veloce discesa che porterà al Passo Rolle. Il freddo comincia ad attanagliare i muscoli, ma fa lo stesso, procediamo e combattiamo. Finalmente raggiungo anche il Rolle, dopo una breve (6 km) ascesa pedalabile. Sul passo mi saluta un reggiano, che riconosce la divisa Cooperatori-Scott e mi fa i complimenti per quello che ho fatto e che sto facendo. Altra benzina, ora il morale é alto. Affronto la lunga discesa che mi porterà all’ultimo GPM del giorno: Croce d’Aune. 40 km di discesa che mi fanno respirare e recuperare forze: guardo lo spettacolo che ho difronte ed intorno e mi sorprendo a sorridere felice. Mi dico: Roberto ne é valsa veramente la pena. Faccio gruppo con altri 4, conosciuti lungo le ultime rampe del Rolle. Ora Croce d’Aune non fa più paura, neppure gli ultimi 3 km costantemente sopra il 13% di pendenza. Anche le gambe rispondono meglio ed il “30 dietro” é solo un ricordo.
Mancano solo gli ultimi 15 km di discesa e falsopiano per arrivare a Feltre, l’agognato traguardo. Mi metto davanti a dare il cambio, spingo anche forte: chissa come mai sono tornate pure le forze. Siamo in paese. Lungo il percorso non é mai mancato per un solo minuto l’incitamento della gente, dei volontari, chi con un applauso, chi con un “forza ragazzi, bravi, complimenti”: siamo gli ultimi, ma é come fossimo i primi. Il cuore mi scoppia dalla felicità, ce l’ho fatta, sono all’arrivo. Mancano solo gli ultimi 450 metri di salita, nel centro storico, quelli visti ieri, ma non fanno più paura, sono arrivato, sono riuscito a concludere la mia prima “Sportful”. E quando taglio il traguardo insieme ai miei compagni di fatica, alzo il pugno per esultare, non riesco a piangere dalla gioia perché sono troppo stanco, mi giro, vedo mia moglie e le dico “Eccomi, sono arrivato, ce l’ho fatta”. Ci sono ancora tutti i volontari del Pedale Feltrino, sono unici; in altre gran fondo non avresti trovato più nessuno ed invece loro sono ancora li a salutarti e ad esultare con te per aver terminato “la più dura corsa d’Europa”. Complimenti anche a loro, sono stati veramenti grandi.
Domenica prossima mi aspetta la ex Pantani, Gavia e Mortirolo, per intenderci. Ma chi se ne frega, chi si preoccupa: “ho fatto la Sporttul”.
 
Roberto Camorani
9 commenti
  1. "il capitano"
    "il capitano" dice:

    Grande Roberto, ti risponde uno che ha fatto nel 2007 la allora Granfondo Campagnolo. Ti voglio dire che, anche se il percorso di allora era diverso e con qualche metro di dislivello in meno, mi hai fatto rivivere con il tuo raccondo le stesse splendide emozioni di allora. Quando si partecipa a manifestazioni del genere in cui il dislivello e’ vicino ai 5.000 metri o come in questa occasione li supera si entra con tutti i diritti in quella ristretta cerchia di Persone che possono dire di aver compiuto una vera impresa e con orgoglio raccontarla come tu hai fatto in modo encomiabile. In bocca al lupo per la prox, che come vedo e’ un’altro “mostro sacro”, saluta da parte mia Gavia, Mortirolo, Santa Cristina e … consiglio… se hai un 32 portatelo !!!!!!!
    Complimenti da parte mia e da tutti i Cooperatori.

  2. rocchip
    rocchip dice:

    grazie Roberto, mi sono letto il tuo racconto tutto d’un fiato un pò perchè mi incuriosiva la descrizione di una manifestazione che è tutt’ora un desiderio, ma poi sei riuscito a comunicare le reali sensazioni di chi partecipa a impegni di questa portata. Complimenti per il coraggio di aver solo programmato la partecipazione alla più dura GF d’Europa ed ancor più complimenti per averla portata a termine con determinazione e forza di volontà. Infine un pò di invidia per questo tuo programma “estremo”: sportfull poi Giordana, poi … .
    Ti siano tributati onori e gloria da tutta la Cooperatori – Scott !!!

  3. Il Profeta
    Il Profeta dice:

    Bravo Roberto, nelle tue righe si legge l’entusiasmo e la passione per questo sport al tempo stesso splendido e crudele.
    Complimenti per l’impresa e per come l’hai raccontata, incarnando quello spirito che troppe volte dimentichiamo quando pensiamo di avere intorno solo avversari…non è così, sono compagni di viaggio. Grazie per le emozioni che mi hai fatto vivere col tuo racconto; sono sinceramente orgoglioso di portare la tua stessa maglia!

  4. il gregario
    il gregario dice:

    Complimenti per l’impresa Un resoconto in cui emerge la passione la fatica e la forza che lo sport riesce a trasmettere a chi lo pratica e a chi non improvvisa !!

  5. corrado ascari
    corrado ascari dice:

    ottimo! hai avuto una ottima ricompensa perchè fatica,impegno e passione sono dei valori che devono sempre essere allenati. alla prossima gf a 5 cifre

  6. giorgio
    giorgio dice:

    Veramente bravo Roberto, per quello che hai fatto e per come lo hai descritto e raccontato.
    E’ da poco finitoil Giro d’Italia che giornalmente ho seguito dall’inizio alla fine di ogni tappa e devo dire con piacere e commozione di aver avuto la sensazione che il Giro non fosse ancora finito.
    Ho avuto la sensazione di risentire la voce di Cassani quando descriveva anticipandole le difficoltà della tappa del giorno dopo. Al giro manca questa pagina che penso abbia dato emozioni a tutta la Carovana Cicloamatrice

  7. Torre82
    Torre82 dice:

    GRANDE Roberto! Ho letto il racconto ora, dopo averti visto pedalare ieri alla GF Giordana.
    Allora ci vediamo il prox anno alla Sportful!
    ciao Francesco

  8. monsieur pavè
    monsieur pavè dice:

    GRANDE ROBERTO ! MITICO 🙂
    mi dirai poi a fine anno quale ENORME dislivello avrai macinato sul tuo garmin !

  9. APOLLONIO
    APOLLONIO dice:

    Grande veramente grande per aver portato a termine questa impresa ed essere riuscito a trasmettere le sensazioni che si provano nel compiere queste esperienze veramente uniche che ogni ciclista dovrebbe avere l’occasione di provare almeno una volta.Complimenti e… alla prossima Apollonio.

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